Questo è il grande giorno. E’ arrivato il momento di provare ad abbandonare il bozzolo dove per troppo tempo mi sono rifugiata, lontano da ogni possibile situazione che può mettere in discussione il mio precario equilibrio.

Appena sveglia, tiro fuori dalla borsa rossa appoggiata la sera prima sul divano, il tovagliolo di Alba. Fisso a lungo quella serie di numeri e quel cuore sbilenco disegnato al volo.

Cosa avrebbe comportato iniziare un percorso con una psicologa? Avevo sempre considerato un po’ pazzerelli quelli che lo facevano. Ed io ero veramente impazzita? La mia mente rispondeva sì, il mio cuore piangeva e chiedeva aiuto disperatamente. Decido di mettere da parte la fila infinita di domande, prendo il cellulare con la cover acquistata in sardegna e compongo il numero.

Mi sembrano secondi interminabili, ad ogni squillo una parte di me spera in una risposta, l’altra invoca un aiuto dal cielo.

Desolazione e scoraggiamento prendono il sopravvento. Sembra che a nessuno interessi lo squillo del telefono che continua tristemente a suonare a vuoto. Ecco, questo e’ un segnale del destino, il mio destino. “ Rimarrai così a vita, invecchierai con la paura” ripete all’infinito la parte di me che non vuol lottare.

I minuti di attesa sembrano interminabili, attorciglio capelli e trattengo lacrime, ma nessun cenno di vita arriva dal telefono. Crollo sulla mia sedia di cuoio. Nessuno, non c’è nessuno che vuole ascoltarmi, nessuno che mi afferri per sradicarmi da questo buco nero infinito. 

Chiudo la telefonata mai nata. Osservo il tovagliolo e quella serie di numeri e tutto perde significato. Per poche ore sono stati la mia ancora di salvezza, il mio salvagente colorato. Scrutandoli, avevo cercato dietro ad ognuno di loro una risposta ai miei malesseri. Addirittura avevo provato ad accoppiarli, un po’ come si fa con i calzini, stessa misura stesso colore stessa trama. Ma anche loro mi avevano tradito, esattamente come fanno a volte i calzini nella lavatrice. Uno della coppia scompare per correre libero verso il mare.

Anche quel cuore sbilenco, disegnato in velocità, storto e traditore. Anche in lui avevo riposto la speranza di trovare una voce amica, una mano tesa, una spalla su cui aggrapparmi.

Ogni significato che avevo dato ad ogni singolo elemento ora non aveva più alcun valore.

Posai il telefono, presi meccanicamente il telecomando della tv per cercare in quella scatola senza cuore qualche film strappalacrime, almeno così avrei avuto una scusa credibile per i miei occhi rossi.

Distesa sul divano vagavo tra un canale e l’altro, tra pubblicità di donne perfette, famiglie felici e detersivi miracolosi. Potessi trovare anche io uno smacchiatore, una fiala che bevuta prima dei pasti cancella ogni timore. Fisso lo schermo piatto come sarebbe stato il resto della mia vita. Senza sciogliere i nodi che mi legavano cuore, mani e piedi non avrei potuto camminare su nuove strade, fare nuove scoperte, ammirare nuovi orizzonti.

Nulla riusciva più a catturare la mia mente se non il pensiero fisso che ciò che fino a poco prima mi sembrava un traguardo da cui partire per una nuova vita, ora si era trasformato in una ulteriore discesa verso le viscere della terra.

Sfinita e senza forze, sento gli occhi che si chiudono alla ricerca di un sonno confortante.

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